L’UOMO SENZA BAFFI

L’UOMO SENZA BAFFI
– Spoiler: solo per poco –
Se avete letto L’uomo Coi Baffi siete nel posto giusto. Se non l’avete ancora fatto, non disperate. Lui non si offende.
Bentornati nel Senza Senso. Il settimo, per quanto mi riguarda.
Il bambino coi baffi è cresciuto. Incrociando il suo sguardo non si direbbe, ha mantenuto la luccicanza tipica dei cuccioli, ma vi assicuro che ora è un uomo a tutti gli effetti. E ha deciso di tagliarsi i baffi e condurre una vita normale. Ha trovato un lavoro, messo su famiglia e tutta la classica tiritera imposta dalla società per farci credere di essere nel posto giusto al momento giusto. Il grande meccanismo non si fermerà mai.
Questa mattina l’uomo senza baffi si alza dal letto infastidito. Sente un prurito dentro che non riesce a soddisfare. Beve un caffè, fuma una sigaretta. Niente da fare, il prurito rimane. Mentre si lava i denti davanti allo specchio nota un singolo baffo cresciuto durante la notte, prende le pinzette e lo trancia via di netto.
Crede di aver risolto il problema, prepara lo zaino, saluta moglie e bambini, si reca al lavoro a piedi. Gli piace camminare e osservare le persone che lo scrutano con un certo timore. Gli sembra di avvertire i loro pensieri che gridano: «Quell’uomo lì, una volta, aveva dei baffi lunghissimi. Stiamo attenti!»
Ma ora è diverso. Tutto è cambiato. La pelle del suo viso è più liscia di una sfera di cristallo appena levigata. È stato un atto necessario per trovare un suo posto nel caos, avere qualcuno vicino, appagare il suo bisogno di materialità.
L’uomo senza baffi si ferma davanti a una vetrina di un negozio di orologi.
È davvero questo ciò che voglio? Essere simile ai miei simili per venire accettato in una società in cui sempre più le persone cercano di differenziarsi per apparire migliori, più belle, più magre, più intelligenti degli altri? Questo bisogno di competizione ci sta logorando, ma lo accettiamo perché gli esseri viventi saranno sempre in guerra per sopravvivere. E la guerra porta ad avanzamento tecnologico. E affari. Voglio davvero far parte di questa società? Io, che nascondo dentro di me il potere dei baffi e ho scelto di non usarlo. Mi basterebbe così poco. Lasciar crescere quel folto pelo e diventare libero di essere Re o Schiavo a mio piacimento. Sbrigliare questo mondo surreale e sfondare la quarta parete, quella che mi divide da te, così potrei venire a dare un’occhiata alla tua realtà… ma poi… perché cazzo l’autore scrive così tanto in corsivo che fa venire male agli occhi?
L’uomo senza baffi non sa di cosa sia costituita la materia. Non gliene frega niente di particelle e di interazioni fondamentali. Gli scienziati di questo mondo parlano di bosoni, quark, qui, quo e qua, ma neanche loro possono affermare con certezza come sia fatto un elettrone. È un corpuscolo? È un’onda? E tutte e due le cose insieme? Boh. Diciamo di essere sempre più vicini a una teoria unificatrice che riesca a conciliare la gravità con le altre interazioni, ma non siamo neanche sicuri di ciò che percepiamo coi nostri sensi.
L’uomo senza baffi crede nella simpatia. Tutto vibra. Una vibrazione fa vibrare a sua volta le altre corde della realtà come un violino o un pianoforte. L’informazione passa attraverso l’armonia e tutto si unisce. Tutto, dentro e fuori di noi, vibra. Sempre, ma non per sempre.
L’uomo senza baffi si gira verso la vetrina. Vede i tuoi occhi che scrutano le sue azioni. Appoggia una mano al vetro. Sente freddo, ha bisogno che anche tu appoggi la tua.
Per creare un contatto, per sapere che non è solo in quell’universo così lontano creato dall’autore. Deve credere che i suoi baffi siano ancora lì da qualche parte. Lascerò un po’ di spazio vuoto per chi volesse aiutarlo. Basta appoggiare anche solo un dito sulla carta o sullo schermo. I suoi occhi implorano, la sua mano è aperta, premuta contro il vetro.
L’uomo senza baffi è riconoscente. Che voi l’abbiate fatto o meno, è il pensiero che conta. Avverte calore sulla mano, prima lieve, poi sempre più intenso. Un fischio assordante penetra le orecchie, la vetrina intera comincia a vibrare.
SCRAAAAASCHHHHHH
La quarta parete è crollata. Ora avverte un formicolio sulla pelle sopra le labbra. Si tocca sotto il naso e un sorriso compare da orecchio a orecchio sul suo nuovo vecchio volto.
È tornato.
L’uomo coi baffi cammina per la strada leggera, ormai è sera. Ah no, scusate, quella era un’altra storia.
Vede un uomo che prende a calci un barboncino (che non è un piccolo barbone, ma un cane), lo raggiunge e gli stringe la mano con così tanto vigore da strappargliela via in un fiotto di sangue rosso acceso. Il cane lo ringrazia, fa la pipì sul moncherino dell’aggressore e se ne va sculettando.
L’uomo coi baffi s’infila la mano sanguinante in tasca e chiama un taxi giallo col suo fischio colorato – ogni riferimento è puramente casuale – .
«Dove la porto, signore?» chiede il tassista.
«Non ho mai visto Marte».
«Credo che nessuno ci sia mai stato».
L’uomo coi baffi lo osserva per un istante, poi aggiunge: «Che ne dice di essere i primi?»
Il tassista è spaventato. Comincia a sudare. «Non vorrà mica usare i suoi baffi?»
«Lei è un buon uomo, per quanto riesce a tenere il respiro?»
Il tassista apre la portiera e scappa via lasciandolo solo. «Non sai cosa ti perdi, il pianeta rosso deve avere dei tramonti incredibili. Ma forse hai ragione, non siamo ancora pronti per questo».
L’uomo coi baffi scende dal taxi e riprende a camminare. Nella sua testa cominciano a mescolarsi pensieri confusi, non è sicuro su quale strada prendere, né se mai arriverà ad una meta. Quello che sa è che girare in tondo lo ha stufato. Vuole avere uno scopo, perseguire un obbiettivo. Dare un senso a tutto questo. Pur sapendo di far parte dell’universo del senza senso cerca di ribellarsi; desidera riportare ordine in quel mondo privato della logica.
I suoi pensieri vengono interrotti da alcune urla. Due automobilisti sono fermi ad un incrocio e inveiscono l’uno contro l’altro. Si buttano addosso le peggio parole e i loro volti sono talmente vicini che la saliva di uno entra nella bocca dell’altro.
Disgustoso, pensa l’uomo coi baffi avvicinandosi.
«Cosa succede?»
«Questo idiota mi ha tagliato la strada!» sbraita il primo.
«Dovrebbero toglierti la patente, coglione!» grida l’altro.
La saliva prodotta dai due litiganti è ovunque, comincia a riversarsi per le strade, entra nei negozi come un fiume in piena. La gente scappa in preda al panico. Vengono costruite zattere di emergenza, gli esseri umani dovranno abituarsi a vivere in un mondo sommerso dalla saliva di quei due imbecilli che continuano a litigare.
Ok, forse così è un po’ troppo.
Dimenticate il momento di scialorrea acuta.
«Mi avete stufato» dice l’uomo coi baffi «con tutte queste storie sull’avere il mezzo più grande e più potente. Pensate di essere gli unici sulla strada e di fare ogni volta di testa vostra e, dal momento che non si può essere imparziali farò una scelta radicale».
Detto ciò si gira verso di me e mi chiede: «Si può fare, vero?»
«Facciamolo!» rispondo con un sorriso.
Da questo momento in poi tutte le automobili del mondo sono cancellate. Muovetevi a piedi, o a cavallo, se preferite, basta che la finiamo con tutta questa saliva sputata senza controllo.
L’uomo coi baffi si allontana lasciando i due ex-automobilisti con le mascelle spalancate dallo stupore. E con più nessuna parola da proferire.
Cammina in mezzo alla strada – ora si può fare senza preoccuparsi di venire investiti – fino a che non incontra una ragazzina seduta sul marciapiede. Avrà dodici o tredici anni, la testa ricurva sullo smartphone. Le sue dite scorrono incessantemente sullo schermo, i suoi occhi paiono vitrei, lo sguardo perso in una rete virtuale che, in fin dei conti, non esiste.
«Mmm» mormora perplesso. Non sa come come comportarsi. Cosa fare con uno strumento così complesso? Può essere utile, ma allo stesso tempo, come tutte le droghe, s’insinua silenzioso e ti avvolge tra le sue spire. Abbiamo creato qualcosa che sfugge al nostro controllo, ma è tardi per tornare indietro. Dobbiamo imparare a conviverci.
La ragazzina solleva lo sguardo. I suoi occhi sono pieni di like e cuoricini riflessi che scorrono senza sosta. La sua espressione è assente, stordita da una realtà troppo accecante che terrorizza.
L’uomo coi baffi si gira di nuovo verso di me, ma questa volta non posso farci niente.
«Mi spiace» dico. «Non posso intervenire ogni volta che hai bisogno di me, altrimenti tutto questo non avrebbe senso. È stato divertente scorrazzare insieme per questo mondo come abbiamo fatto 15 anni fa, ma ora te la devi cavare da solo. Ti ho dato dei baffi. Usali. O non farlo, tagliali di nuovo e tornatene alla tua vita. La scelta è tua, ma sotto sotto so già cosa farai e non perché sono io a scrivere questa storia. Lo so perché ti conosco. Ciò che seguirà dipende da te, io ho lasciato la sedia da regista molto tempo fa, amico mio, solo che tu ancora non lo sapevi».
L’uomo coi baffi piega la testa di lato e mi scruta attraverso lo schermo del computer. Sorride dicendomi: «Spero per te che l’autore della tua storia sia simpatico quanto tu lo sei con me. È sempre un piacere passare del tempo insieme».
Mi accarezzo la barba folta, poi gli dico: «Probabilmente siamo frutto della stessa, inconsapevole, meravigliosa e infinita origine. La madre di tutte le cose che sta dentro e fuori di noi».
L’uomo coi baffi sorride. «Vedo che sei cresciuto anche tu in questi anni. Alla prossima».
«Ci si vede in giro» rispondo.
L’uomo coi baffi si gira verso la ragazza dagli occhi vitrei e con un dito indice tocca il suo smartphone che, in un turbinio di luci e colori, si trasforma in uno splendido giglio bianco.
Il fiore, che rappresenta purezza, innocenza e rinnovamento, si accoccola in grembo alla ragazza. Gli occhi della giovane rinascono, il suo viso prende colore. Tutto vibra.
L’uomo coi baffi si allontana nel buio della notte sapendo che il suo lavoro in quel bizzarro universo è tutt’altro che finito. Sfide insuperabili lo attendono.
Si rimbocca le maniche. La guerra è appena cominciata.